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Il percorso maledetto, accidentato di un ragazzo malato di AIDS.
I suoi pensieri, le sue immagini, le sue bestemmie, i suoi desideri.
Tutto concentrato in queste ore di lotta contro il male, contro la morte
troppo precoce, prematura che lentamente si impossessa delle sue cellule.
Oggi per fortuna sappiamo che il virus può regredire, essere tenuto a bada
con dei cocktail di farmaci che lo inibiscono.
Può ridursi e quasi scomparire per annidarsi in zone dove non sia quasi
più riscontrabile, ma rimane sempre lì in agguato come una continua minaccia
che ti ha comunque modificato l'esistenza.
E' quanto accade ai più fortunati e forti che riescono a riprendersi il loro
coraggio, ma a tutte le vittime già mietute dall' HIV e a quanti ancora non
ce la fanno va il mio pensiero e la dedica di questa mia canzone augurandomi
presto che la Scienza ce la faccia a mettere questo nemico definitivamente
knock out.
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Cos'è che mi tiene
qui dentro una tagliola
in cui nessuno viene
questo respiratore e gli aghi nelle vene
sono le catene
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Resto in equilibrio
fermo a metà fune
non torno indietro no
non sono rassegnato
mi aggrappo scivolo
su questo piano inclinato
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Perché voglio vivere
e vivere ancora
oltre questo odore acre
che brucia nella gola
perché voglio vivere
e ricominciare
con i miei pochi anni
e quel tanto che ho da fare.... ah!
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Potessi raggiungere i piedi del letto
sfondare il guard rail di un viaggio maledetto
stroncare le quattro stronze lettere in fila
che tolgono forza asciugano la saliva
rugando, macchiando, spaccando la pelle
che sputa quel sangue veleno ribelle
intanto il mio corpo diventa nemico
mostrando l'abisso dove mi dirigo
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Sulla strada vado
lentamente cado
in quella nera palude
sotto una notte fuoco
che mette fuori gioco
e la mia alba esclude
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Ma io voglio vivere
e ricominciare
dalle mie lenzuola
un paracadute per volare
voglio sopravvivere
e saltarne fuori
trovatemi la cura
e svegliate quei dottori.... ah!
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Mi muovo più piano lungo questa discesa
contro di me l'aria è ferma si è arresa
da qui mi dimeno ne sono capace
ma sbatte le ali quel tempo rapace
mi punge mi stritola dentro le ossa
lo sento lo prendo ed è come una scossa
o è l'ultimo sintomo per essere vivo
in questo silenzio bagno gli occhi e cammino
tra affanno di passi, rintocchi, respiro
e febbre compagna e nient'altro vicino
a pulirmi le labbra dell'ultima piaga
in questo sudore ogni immagine annega
e appari di fronte sei netta e presente
ti sfido guerriero in questa camera ardente
ti vedo spietata assassina ti ho in pugno
seduco te adesso perché ne ho bisogno
per quella tua culla di tela di ragno
sto quasi pregando e più non mi vergogno
stringo i miei denti siamo qui faccia a faccia
io grido la vita e tu allarghi le braccia
in questo reparto confine del mondo
e quel muro di occhi che ci fa da sfondo
in questa battaglia cosa credi che perda
son pronto se vuoi
Morte,'fanculo.... Merda!
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