Il mio fiore lo porgo qui.
(Novembre 2003)
Come al solito dopo eventi dolorosi come quelli cui abbiamo assistito in questi giorni le parole sono sempre difficili da trovarsi e se si trovano non riescono né a consolare né a rimediare. Rischiano di diventare monotone, retoriche, più dolorose ancora.
Preferisco allora lasciare il posto alle immagini che abbiamo visto tutti, a quelle foto, ai volti e alle storie di quegli uomini e delle loro anime pronte a darsi per una "fede" nel pieno adempimento di un ruolo scelto per la vita con fierezza e "onore".
Il resto lo avevo già scritto in una canzone che più che mai oggi mi piace ricantare pensando al loro sacrificio e a tutte le altre vite sempre in pericolo per mestiere in ogni momento e in varie parti del mondo.
Mentre scrivo questi pensieri alzo lo sguardo e lo poso su una preziosa statuetta in ceramica che mi fu regalata due Natali fa dopo aver cantato per i Carabinieri e le loro famiglie.
Rappresenta uno di loro, un uomo magro, alto, nell'atteggiamento di "riposo", ha le braccia conserte, indossa un'uniforme smagliante, una sciabola agganciata alla gamba sinistra dei pantaloni, un berretto con il classico pennacchio blu e rosso indossato con passione e garbo, ha lo sguardo rassicurante e protettivo.
La guardo spesso, mi piace, mi fa compagnia, tenerezza, mi dà sicurezza, l'ho messa a bada delle mie idee, del mio studio, del mio lavoro, su quella mensola come fosse un posto di guardia.
Gli dico sempre un simbolico grazie giocando da sola, a volte la controllo potrebbe cadere
non è al sicuro neanche lì, neanche così
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